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Fichi d’India

Vi scrivo con una bella fetta di pane tostato e marmellata accanto. E’ un particolare che potrebbe sembrare inutile o molto peggio non interessarvi affatto ma è proprio da questo succulento pane con la marmellata che è nata l’idea per il mio articolo.

Pochi giorni fa, percorrendo in bici le stradine di campagna della mia bella regione, mi sono accorta di quanta buonissima frutta rimane incolta sugli alberi, a marcire ingiustamente; in particolare sono i fichi d’india ad essere i più numerosi e solitari.
La ragione non risiede solo nel fatto che la loro pianta, l’Opuntia ficus-indica o fico d’india (originaria del Messico), ha una grande produttività ma sembra che recentemente si sia perso proprio l’interesse per questo frutto, non solo dal punto di vista economico ma soprattutto da quello alimentare e culturale, cioè sia diminuita l’attenzione della gente comune.

Fichi d'India
Ciò dispiace ancor più se si pensa che la pianta di fico d’india rappresenta una delle colture più importanti del panorama agricolo pugliese e tra le più antiche; è parte fondamentale del paesaggio e contribuisce a conferire quell’aria rurale/rustica e mediterranea che caratterizza la regione. Chiunque sia stato in puglia non può non aver notato la presenza di questa pianta, dalla costa adriatica a quella ionica! In passato aveva un’importanza enorme, costituiva una salvezza per le famiglie di contadini che, non avendo la possibilità di sfruttare le coltivazioni più redditizie, beneficiavano largamente della semplicità di questa coltura, della sua alta produttività e della sua resistenza agli attacchi esterni (parassiti, caldo torrido, aridità ecc).

Dal punto di vista nutrizionale poi i suoi frutti sono ricchi di minerali, soprattutto ferro, calcio e fosforo e anche di tanta vitamina C. Essi posseggono numerose proprietà benefiche, tra le più importanti quella depurativa, antiossidante e coadiuvante nella cura dell’osteoporosi; in più sono frutti naturalmente biologici poiché la pianta del fico d’india non ha bisogno di essere trattata con antiparassitari e, al di là delle apparenze, può essere consumato interamente: la buccia spinosa che lo riveste (e che viene o cucinata o essiccata) ha un alto valore nutritivo.

Insomma, il fico d’india è un frutto che si rivela una grande ricchezza per tutti e che proprio non merita un destino d’indifferenza. Così, ripensando al mio pane e marmellata, ho deciso di suggerirvi un’alternativa gustosa all’abbandono: una confettura fatta in casa, in questo caso una confettura di fichi d’india (come quella che giace immobile e indisturbata sul mio pane tostato ormai freddo). Le marmellate sono sempre un sano e ottimo modo per consumare la frutta in eccesso: si evitano gli sprechi e si accontenta il palato. Questa è la ricetta di mia mamma e che io vi propongo sperando che possa piacervi: per 1 kg di fichi avrete bisogno di 500 gr di zucchero di canna.

Il primo passo nella realizzazione di questa deliziosa confettura è sbucciare i fichi d’india, procedura complessa ma non impossibile! Dovrete utilizzate dei guanti per farlo, a causa delle sottili spine che rivestono il frutto. Mia mamma è solita tenere i fichi un po’ a bagno in acqua fredda prima di sbucciarli, in questo modo le spine si indeboliscono ed il lavoro risulta più semplice. Una volta sbucciati, dovrete tagliarli a cubetti e posarli in una pentola per farli cuocere; aggiungeteci un bicchiere di acqua e portateli ad ebollizione. Una volta che i cubetti si saranno amalgamati tra loro dovrete togliere la pentola dal fornello e passare il composto al setaccio per eliminate tutti i semi; dopo questa procedura lo si rimette sul fuoco insieme allo zucchero di canna. Dovrete portare la polpa nuovamente ad ebollizione per poi aggiungerci del succo di un limone e lasciarla bollire per circa 40/45 minuti a fiamma bassa, ottenendo così un composto ben addensato. Una volta spento il fuoco, trasferite la marmellata così ottenuta in barattoli sterilizzati, chiudeteli bene e capovolgeteli a testa in giù (avvolgeteli poi in una coperta in modo tale che si possano raffreddare più lentamente) per una lunga conservazione.

Ora è arrivato davvero il momento di dare un morso al mio pane e gustarmi la mia marmellata di fichi.

Francesca Pichierri, #PugliaByMe

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